blog la sassellese

La storia dell’amaretto: una fiaba di dolcezza

Amaretto Sassello

Il sapore degli amaretti di Sassello è unico, inconfondibile e la loro storia risale da molto lontano.

Quando ero piccolo mia madre mi raccontava la storia di una famiglia trasferitasi nell’Astigiano, lui economo di casa Savoia, lei di origine siciliana. Si dice che la donna fosse un’abile cuoca e che non mancava mai di offrire i suoi particolari pasticcini morbidi a base di mandorle agli ospiti. Le prime persone che assaggiarono i dolci della signora esclamarono “sono buoni e un po’ amaretti”, battezzando così ufficialmente i nuovi dolcini.

In quel periodo il mandorlo era un albero particolarmente diffuso nelle campagne a cavallo tra Basso Piemonte e Liguria e più passava il tempo e più l’amaretto diventava un prodotto tipico della zona, con caratteristiche diverse da una località all’altra. Il Sassello si innamorò fin da subito degli amaretti, trasformandoli in dolci casalinghi apprezzati al pari dei canestrelli e del pandolce, già diffusi nella zona.

A metà del 1800 alcune famiglie sassellesi provarono a portare la produzione di amaretti fuori dalle loro case, e il successo non si fece aspettare. L’amaretto di Sassello salì all’onore delle cronache ricevendo diversi riconoscimenti come in occasione dell’Esposizione Internazionale di Genova del 1892 e delle mostre di Parigi nel 1911 e Madrid nel 1914.

La produzione rimaneva comunque a un livello artigianale e l’amaretto morbido era diffuso soprattutto in ambito regionale. Ricordo che da bambino mi intrufolavo nella bottega sotto casa per spiare il pasticciere che infornava le teglie di amaretti. Era uno spettacolo affascinante e qualche volta ci scappava anche un piccolo dolce regalo.

L’amore tra Sassello e l’amaretto è cresciuto nel tempo, fino ad arrivare agli anni ‘60, quando la tradizione artigiana si è adeguata alle crescenti richieste del mercato. Ed è proprio in questo periodo che il Sassello diventa un vero distretto dolciario, uscendo così dai confini regionali del Piemonte e della Liguria.

E arriviamo ai giorni nostri. Per quelli della mia generazione, che hanno vissuto questo cambiamento, è motivo di grande orgoglio sapere che il proprio lavoro viene apprezzato in tutta Italia e persino all’estero. Oggi parlare di amaretto morbido infatti significa rievocare i profumi e i sapori delle antiche botteghe e per me rivivere ogni giorno nelle strade del mio paese quella dolce magia respirata molti anni fa.

Una dolce storia che c’era una volta e c’è ancora, e che continua a rendere dolci le nostre giornate.

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